Se stai cercando un avvocato mediatore a Milano perché hai una controversia aperta e vuoi capire se la mediazione fa al caso tuo, sei nel posto giusto. Non ti darò una risposta generica: ti spiego quando la mediazione civile e commerciale conviene davvero, come funziona nella pratica e cosa devi fare per arrivarci preparato.
Sono l’Avv. Roberto Romagnano, Mediatore Civile e Commerciale abilitato, con studio a Milano Brera e a Olgiate Molgora, in provincia di Lecco. Da oltre 15 anni affianco imprenditori e aziende del territorio milanese e brianzolo nella gestione delle controversie commerciali. Conosco la mediazione da entrambi i lati del tavolo: come avvocato di parte che assiste il cliente, e come mediatore che facilita il dialogo tra le parti.
Questa doppia prospettiva cambia il modo in cui imposto ogni caso, e nei prossimi paragrafi capirai perché.
Mediazione civile e commerciale: di cosa si tratta davvero

La mediazione civile e commerciale è un procedimento stragiudiziale in cui le parti in conflitto cercano di raggiungere un accordo con l’aiuto di un terzo neutrale: il mediatore. Non è un arbitro che decide, non è un giudice che emette una sentenza. È un professionista abilitato che facilita il dialogo e aiuta le parti a trovare una soluzione che entrambe possano accettare.
Il quadro normativo è il D.Lgs. 28/2010, aggiornato dal D.Lgs. 149/2022, la cosiddetta Riforma Cartabia, che ha ampliato l’ambito di applicazione della mediazione, rafforzato gli incentivi fiscali per chi la utilizza e introdotto conseguenze processuali più incisive per chi si comporta in malafede durante il procedimento.
Mediazione obbligatoria e mediazione volontaria: la differenza che devi conoscere
Ci sono due scenari distinti. Nel primo, la mediazione è obbligatoria: devi tentarla prima di poter accedere al Tribunale. L’art. 5 del D.Lgs. 28/2010 elenca le materie soggette a mediazione obbligatoria, tra cui patti familiari, locazione, comodato, affitto di aziende, diritti reali, successioni, responsabilità medica e alcuni contratti normalmente sottoscritti tra le imprese (es. subfornitura, franchising, etc.)
Nel secondo scenario, la mediazione è volontaria: le parti decidono autonomamente di tentarla, anche in materie non obbligatorie, perché ritengono che possa portare a una soluzione più rapida ed economica rispetto al giudizio ordinario. In entrambi i casi, arrivare al tavolo senza preparazione è l’errore più costoso che puoi fare.
Quando conviene scegliere la mediazione rispetto alla causa

La domanda che mi viene posta più spesso è questa: vale la pena provare la mediazione o è solo una perdita di tempo prima della causa?
La risposta dipende da tre variabili: il valore della controversia, la qualità del rapporto tra le parti e la solidità delle rispettive posizioni giuridiche.
La soluzione stragiudiziale conviene concretamente quando il valore della lite è sproporzionato rispetto ai costi e ai tempi di un giudizio ordinario. I procedimenti civili nei Tribunali lombardi raramente si concludono in meno di due anni in primo grado. Per una controversia commerciale da 40.000 euro, aspettare tre anni e spendere 15.000 in spese legali non è una strategia: è una sconfitta anche in caso di vittoria.
Conviene anche quando esiste ancora un rapporto commerciale tra le parti che vale la pena preservare. Una causa logora i rapporti e quasi sempre li distrugge. Una mediazione ben gestita può chiudere la lite lasciando aperta la possibilità di lavorare ancora insieme.
E conviene quando la tua posizione giuridica presenta punti deboli che in giudizio potrebbero costarti. In mediazione non si perde o si vince: si trova un accordo. E un accordo ragionevole oggi vale più di una sentenza incerta tra due anni.
Tempi e costi della mediazione civile: i numeri reali
I tempi della mediazione sono uno dei suoi vantaggi più misurabili. Il procedimento deve concludersi entro sei mesi dalla presentazione della domanda, salvo proroga concordata tra le parti. Nella pratica, quando entrambe le parti si presentano con intenzione reale di trovare un accordo, spesso bastano pochi incontri.
I costi sono regolati dal D.M. 150/2023 e variano in funzione del valore della controversia. Per orientarti: su una lite commerciale tra 50.000 e 150.000 euro, le spese di mediazione si attestano indicativamente tra i 1.000 e i 2.500 euro per parte. A questo si aggiungono le spese legali per l’assistenza dell’avvocato, la quale è sempre obbligatoria, sia che la procedura riguardi materie in cui l’avvio della mediazione sia volontaria o obbligatoria.
Il confronto con i costi di un giudizio ordinario in primo grado, che può facilmente superare i 10.000-20.000 euro per parte, è immediato e parla da solo.
Come funziona una procedura di mediazione: i passaggi concreti
Uno dei motivi per cui molti imprenditori guardano alla mediazione con diffidenza è che non sanno concretamente cosa li aspetta. Te lo spiego in modo diretto.
Il procedimento inizia con il deposito della domanda di mediazione presso un Organismo di Mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia. La domanda può essere presentata da una delle parti, oppure da entrambe congiuntamente. L’Organismo designa un mediatore e fissa la data del primo incontro, che deve tenersi entro circa trenta giorni dal deposito.
Nel primo incontro, il mediatore illustra alle parti le finalità e le regole del procedimento e verifica se sussiste la volontà di procedere. Se entrambe le parti confermano, si entra nel vivo della mediazione: il mediatore può sentire le parti separatamente, in sessioni riservate, oppure insieme, a seconda delle necessità e della dinamica della controversia.
Se si raggiunge un accordo, questo viene verbalizzato e firmato. Con la sottoscrizione degli avvocati delle parti, l’accordo acquista valore di titolo esecutivo ai sensi dell’art. 12 D.Lgs. 28/2010: può essere usato direttamente per l’esecuzione forzata, senza ulteriori passaggi giudiziari.
Se invece non si raggiunge un accordo, il procedimento si chiude con un verbale negativo e si può procedere con il giudizio ordinario. Ma, come vedremo, anche il comportamento tenuto durante la mediazione può avere conseguenze processuali che non vanno sottovalutate.
La mediazione demandata dal giudice: uno scenario che devi conoscere
Esiste uno scenario che molti imprenditori scoprono solo quando ci si trovano dentro: la mediazione demandata dal giudice. L’art. 5-quater del D.Lgs. 28/2010 attribuisce al giudice, anche in appello, il potere di disporre con ordinanza motivata l’esperimento della mediazione fino al momento in cui fissa l’udienza di rimessione della causa in decisione. In questo caso, la mediazione diventa condizione di procedibilità della domanda giudiziale e, se non risulta esperita, il giudice dichiara l’improcedibilità della domanda. Restano inoltre ferme le conseguenze derivanti dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al primo incontro, anche sul piano probatorio e sanzionatorio.
In pratica, significa che potresti trovarti in una causa già avviata e ricevere in udienza l’indicazione del giudice di tentare la mediazione prima di proseguire con il procedimento.
Questa scelta del Giudice deve essere vista come una possibilità di trovare un accordo, se ritenuto seriamente possibile. Decidere di non presentarsi al primo incontro senza giustificato motivo non è una scelta neutra: il giudice può trarne argomenti di prova nel successivo giudizio e, quando la mediazione costituisce condizione di procedibilità, può condannare la parte assente al versamento di una somma pari al doppio del contributo unificato dovuto per il giudizio; inoltre, se richiesto, può disporre un’ulteriore condanna in favore della controparte Gli incentivi fiscali della mediazione: un vantaggio che in pochi sfruttano.
La mediazione civile e commerciale non è solo più veloce e meno costosa della causa, ma offre anche vantaggi fiscali concreti che molti imprenditori non conoscono.
Il D.Lgs. 28/2010, come aggiornato dalla Riforma Cartabia, prevede un credito d’imposta sull’indennità di mediazione versata all’Organismo, fino a un massimo di 600 euro per parte, nel caso in cui venga raggiunto un accordo e fino a 300 euro se la mediazione non ha esito positivo. Se la controversia riguarda materie soggette a mediazione obbligatoria, il credito è ulteriormente incrementato e si applica anche alle spese legali sostenute.
Non è una cifra che cambia il bilancio di un’azienda, ma è un segnale del fatto che il legislatore ha scelto deliberatamente di incentivare questo strumento. E in una valutazione complessiva costi-benefici, vale la pena tenerlo in considerazione.
Come si prepara una mediazione commerciale: gli errori che vedo ripetersi

Arrivare al primo incontro di mediazione senza aver studiato i documenti, senza aver ricostruito la cronologia dei fatti e senza aver definito quale sia il risultato minimo accettabile è l’errore più diffuso. E quasi sempre è quello decisivo.
La mediazione non è una conversazione informale, è un confronto strutturato in cui chi arriva più preparato parte con un vantaggio reale. Devi conoscere con precisione i tuoi diritti, i tuoi punti deboli e il valore economico reale della tua pretesa, prima di sederti al tavolo.
Il ruolo dell’avvocato nella preparazione della mediazione
Quando assisto una parte in una procedura di mediazione civile commerciale, il lavoro inizia molto prima del primo incontro. Analizzo la documentazione contrattuale e le comunicazioni intercorse, valuto la solidità della posizione giuridica, identifico le aree di possibile accordo e quelle su cui non si può cedere, e costruisco una strategia negoziale che tenga conto degli obiettivi economici reali, non solo di quelli formalmente dichiarati.
Il fatto di essere anche Mediatore Civile e Commerciale abilitato mi dà una prospettiva ulteriore : so come ragiona il mediatore, cosa osserva, come interpreta i segnali che arrivano dal tavolo. Questo si traduce in un vantaggio concreto nella gestione della sessione.
Cosa succede se la mediazione non porta a un accordo
La mediazione non va sempre a buon fine, e non c’è nulla di sbagliato in questo. Le parti possono non trovare un accordo, e in quel caso si chiude il procedimento con un verbale negativo e si procede con il giudizio.
Esistono conseguenze processuali rilevanti anche quando la mediazione non si conclude con un accordo. Occorre però distinguere.
Da un lato, l’art. 12-bis del D.Lgs. 28/2010 disciplina la mancata partecipazione senza giustificato motivo al primo incontro: in tal caso il giudice può desumere argomenti di prova e, quando la mediazione costituisce condizione di procedibilità, applicare le sanzioni previste dalla legge.
Dall’altro lato, è l’art. 13 del D.Lgs. 28/2010 a regolare le conseguenze del rifiuto della proposta del mediatore: se il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta rifiutata, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente per il periodo successivo e al versamento di un’ulteriore somma pari al contributo unificato dovuto.
Questo significa che anche quando la mediazione non porta ad un accordo, il modo in cui sei arrivato in giudizio è importante. E gestirlo bene, con un’assistenza legale adeguata, fa la differenza anche in chiave processuale.
Come lavoro su questi casi a Milano e in Brianza
Con le aziende e gli imprenditori di Milano e Brianza che si trovano di fronte a una controversia commerciale, il mio approccio parte sempre da una valutazione onesta: la mediazione è lo strumento giusto per questo caso, o no?
Non la propongo come soluzione automatica (salvo i casi in cui sia obbligatoria). La propongo quando i numeri, le tempistiche e la natura della controversia la rendono concretamente vantaggiosa rispetto al giudizio. E quando la propongo, mi aspetto di arrivarci preparato.
Se stai valutando se tentare la mediazione su una controversia aperta, o hai già ricevuto una domanda di mediazione e non sai come rispondere, il primo passo è una valutazione della tua posizione. Incontriamoci , in presenza nella sede di Milano Brera (Piazza San Marco 1) o di Olgiate Molgora, Lecco (Via Aldo Moro 2/4), oppure online.
Tel. : +39 02 808 893 20 | Email: segreteria@studioromagnano.it | Link: studioromagnano.it/aziende
Domande frequenti sulla mediazione civile e commerciale
Quanto dura una mediazione? Per legge, il procedimento deve concludersi entro sei mesi dal deposito della domanda, salvo proroga concordata tra le parti. Nella pratica, quando entrambe le parti partecipano attivamente, spesso sono sufficienti pochi incontri.
Cosa succede se la controparte non si presenta alla mediazione? Se la controparte non si presenta senza giustificato motivo, il mediatore chiude il procedimento con verbale negativo. Ma questa condotta ha conseguenze: il giudice può valutarla negativamente in sede di giudizio ai fini delle spese processuali. La mancata partecipazione potrebbe essere considerata argomento di prova contro la parte assente.
La mediazione è riservata? Quello che dico al mediatore può essere usato in causa? Sì, la mediazione è riservata. Il mediatore non può essere chiamato a testimoniare su quanto emerso durante il procedimento, e le dichiarazioni rese in mediazione non possono essere utilizzate come prova nel successivo giudizio. Questo è uno degli elementi che rende la mediazione uno spazio di confronto reale e non un’anticamera del Tribunale.
L’accordo di mediazione ha valore legale? Sì. Con la sottoscrizione degli avvocati delle parti del verbale di accordo, questo costituisce titolo esecutivo ai sensi dell’art. 12 D.Lgs. 28/2010 e può essere usato direttamente per l’esecuzione forzata, al pari di una sentenza.
Posso scegliere io il mediatore? Le parti, congiuntamente, possono indicare preferenze all’Organismo di Mediazione, ma la designazione finale spetta all’Organismo stesso. Puoi però scegliere l’Organismo a cui presentare la domanda, e questa scelta può avere un impatto pratico sulla qualità del procedimento.
Se la mediazione fallisce, posso ancora andare in causa? Sì, sempre. Il tentativo di mediazione non ti preclude l’accesso al giudizio ordinario. Anzi, nelle materie a mediazione obbligatoria, il verbale negativo è la condizione necessaria per poter procedere con il ricorso al Tribunale.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative generali e non costituiscono consulenza legale. Per una valutazione specifica della tua situazione, ti invito a contattare direttamente lo Studio.